COMPAGNIA DEL SS. NOME DI GESÙ


 

LE ORIGINI

 

L'esistenza di questa compagnia si intreccia con quello dell'oratorio della vergine SS. dell'Annunziata. Questo edificio doveva essere in prossimità dell'attuale androne del vecchio ospedale dei Bianchi. La Chiesa, antichissima, doveva esistere già dal 1388, anno in cui viene menzionata in un atto del notaio Nardo de Pittacolis e sorgeva in quella che oggi è la via Firmaturi, quasi all'altezza del portone dell'ospedale vecchio. Secondo alcune fonti l'attuale Chiesa sarebbe stata ricostruita nel Seicento, ma secondo Don Giovanni Colletto sarebbe stata realizzata nel 1768, anno in cui furono meglio sistemati i locali dell'ospedale.

 

Nella chiesa dell'Annunziata, oggi finalmente in via di restauro e quindi riapertura, si conservava il Cristo risorto, statua in legno del diciottesimo secolo conosciuta dai corleonesi come "U' Signuri ca' spina", perché - per rendere meglio il volo del Risorto verso il cielo - il piede sinistro poggia a metà, collegato alla base con un fermo in ferro fissato con un bullone, come se vi si fosse conficcata una spina. U' Signuri ca' spina è un altro protagonista dei riti della Pasqua, anche se in questi ultimi anni a causa dell'inagibilità della Chiesa dell'Annunziata non lo è più stato. Infatti, la notte del Venerdì Santo, quando il Cristo morto, finiva la processione, faceva ritorno nella chiesa dell'ospedale e successivamente la statua veniva trasportata nella Chiesa Madre dove si sarebbe celebrata, già l'indomani mattina prima della riforma di Pio XII, la Resurrezione. Il Cristo risorto faceva il suo ritorno nella Chiesa dell'Annunziata il giorno dell'Ascensione dopo una breve processione per le strade del paese. 

 

All'interno dell'oratorio oltre l'altare centrale per il Cristo risorto, vi sono altri due altari laterali: entrando, a destra, era posto la tela di Maria Annunziata e, a sinistra, la tela di San Mattia apostolo. Entrambe le opere oggi sono custodite all'interno della Chiesa Madre. 
Riferimenti certi sulla Compagnia si desumano da alcuni atti notarili circa l'amministrazione, affidate a quest'ultima dai legati per maritaggio:
1. Testamento di Andrea Gennaro presso notaio Andrea Gennaro del 1 settembre 1550;
2. Testamento di G. B. Maringo presso notaio Giovanni Di Grazia del 9 settembre 1591;
3. Testamento di Angela la Bella presso notaio Francesco Lo Giudice del 24 gennaio 1592;
4. Testamento di Nicolò Cardella presso notaio Francesco Lo Giudice del 29 gennaio 1605.

 

Era una residenza di serie B, perché il Piano delle donne non era un posto molto salubre. Ma soprattutto non era neanche molto sicuro, soggetto com'era a ciclici e devastanti movimenti franosi. Fu proprio una di queste frane - successivamente - a mangiarsi la chiesetta di Santo Nicolò, prima che venisse ricostruita più a valle, sulla riva destra del fiume.

 

LA REGOLA

 

Non si conoscono i primi capitoli della Compagnia, che dagli scritti trovati risale certamente alla prima meta del '500; si è certi per quelli approvati dal vicario generale dell'arcidiocesi di Monreale Don Francesco Roano il 12 dicembre 1650.
Questa Compagnia era aperta a tutti e per l'epoca era un fatto non indifferente: l'unica condizione era di essere uomo virtuoso e di buona fama, quindi dovevano vivere in maniera virtuosa e nel pieno rispetto dei capitoli. Ogni terza domenica del mese i confrati dovevano partecipare alla S. Messa nell'oratorio della Compagnia e tre volte all'anno, il primo gennaio (prima del Vaticano II era il giorno della circoncisione del Signore e l'imposizione del SS. Nome di Gesù a Cristo e di conseguenza festa della compagnia; oggi questa festa è stata trasportata al 3 gennaio), il giorno dell'Annunziata, 25 marzo, ed il giorno dell'Assunzione, dovevano ricevere unitamente il SS. Sacramento dell'Eucarestia per mano del cappellano della Compagnia. Ogni giorno dovevano recitare sette volte il Padre Nostro, in cambio delle sette ore canoniche ed in memoria dei sette giorni nei quali fu creato il mondo, delle sette parole dette da Gesù Cristo in croce, dei sette doni dello Spirito Santo. Quando qualcuno si ammalava, i fratelli dovevano visitarlo e confortarlo. Per ogni confratello morto recitavano 3 Ave Maria. 
La Compagnia era governata da tre superiori: un rettore e due governatori insieme a due procuratori. Le elezioni avevano luogo il giorno di San Bartolomeo apostolo il 24 Agosto: si leggevano i capitoli nel giorno dell'elezione davanti a tutti e nel giorno della festa della chiesa, se non avveniva in questi due giorni si spostava al giorno della festa della purificazione di Maria 2 Febbraio.

 

LE TRADIZIONI

La vicinanza all'ospedale dei bianchi portò negli anni ad avere un contatto diretto e di collaborazione con la Compagnia dei Bianchi dell'ospedale, infatti su richiesta degli stessi quando ne avevano di bisogno, la Compagnia del SS. Nome di Gesù aiutava a portare il Cristo morto in cambio delle candele. Con il passare dei secoli tutti coloro che erano di nobile famiglia da parte di madre, non potendo, per statuto, far parte della Compagnia dei Bianchi dell'ospedale si inserivano all'interno della Compagnia del SS. Nome di Gesù.

L'ultimo anno che la compagnia partecipò al rito della settimana santa fu nei primi anni settanta, dopo, per vari motivi, tra cui il crollo della volta nella Chiesa, si spense, ma da sempre un piccolo gruppo ha cercato di riavviare la Compagnia senza alcun successo. Compagnia che non si è mai estinta grazie alla passione ed all'amore per la stessa dell'Avvocato Elio Maria Manfredi, già confrate, che si è premurato di pagare la quota d'iscrizione durante la "Giornata della Confederazione delle Confraternite" tenutasi a Corleone qualche anno fa. Nell'anno 2009 un gruppo di giovani corleonesi attenti e interessati alle proprie origini e tradizioni diede impulso a ripristinare la Compagnia e dopo aver consultato le notizie storiche e aver informato dell'iniziativa il decano Don Vincenzo Pizzitola, si è ripartiti contattando i confrati ancora in vita, tramite gli elenchi trovati all'archivio della Chiesa Madre e molti di essi hanno ridato la disponibilità all'essere presenti nella Compagnia. Dopo un percorso di maturazione si è giunti all'elezione del nuovo consiglio il 6 novembre 2009 con la partecipazione alle operazioni di voto di ben settantuno confrati.

L'abito e costituito dal camice, dai guanti, dal cappuccio con la punta inamidata e la visiera rotolata alla fronte, di colore bianco; da un nastro che parte dal collo e un da cordone, di colore rosso; dal monogramma del SS. Nome di Gesù: JHS (Jesus Hominum Salvator e cioè Gesù Salvatore degli uomini).