I Bianchi dell'ospedale

confraternita S. Elena e costantino

 

La Confraternita dei Bianchi dell'Ospedale ha costruito e gestito dal XV secolo e fino ai primi anni '50 del XX secolo, con l'ausilio di lasciti testamentari, elemosine raccolte dalla confraternita, concessioni dei pubblici, l'ospedale intitolato, dalla fondazione sino al 1925, allo Spirito Santo, e dal '25 in poi a Vittorio Emanuele III.

 

L'origine della Confraternita (Venerabile Compagnia dei Bianchi dell'Ospedale) non è, allo stato attuale delle ricerche, documentato, anche se è stato rinvenuto un inventario dei beni dell'Ospedale del 9 marzo 1500, agli atti del notaro Lorenzo di Silvestro, oltre che un atto stipulato il 24 maggio, 2° indizione, 1469 presso il notaro Giovanni Gambotta col quale l'Ospedale Nuovo dava a censo al sacerdote Dino di Martino una casa a S. Giuliano, chiamata l'Ospedale Vecchio. Risulta così documentata una continuità della Compagnia e della sua benefica attività almeno sin dallo stabilirsi dell'Ospedale Civico dentro la cinta muraria del Comune, a S. Giuliano appunto. Risalire ancora più indietro fino agli inizi del secolo, ed attribuire alla Compagnia anche la realizzazione e gestione dell'ospedale a S. Antonio di cui parlano gli storici, è ancora, allo stato dell'arte, un'ipotesi lusinghiera per la Confraternita, ma priva di certezze.

 

Dalla visita pastorale di Ludovico Torres arcivescovo di Monreale nel 1574 sappiamo che "…..observant capitula hospitalis incurabilium S. Bartholomeae Panhormi." 
Nel 1617 questi capitoli vengono arricchiti e nel 1783 vengono del tutto rinnovati poiché "va ogni cosa in questo basso mondo di sua natura inclinata alla sua perfezione" (Il manoscritto "Ruolo de' privilegi e capitoli, e altri" dell'Ospedale "Spirito Santo" e della Compagnia dei Bianchi di Corleone di G. Lisotta, pubblicato a cura del Rotary Club Corleone).

 

Questi capitoli, almeno formalmente, non sono più stati modificati, se non riguardo aspetti marginali; solo oggi si sta provvedendo a modificare il vecchio statuto e si è in attesa dei nuovi capitoli.
Sicuramente può sostenersi che la storia della spedalità a Corleone nel secondo millennio è contrassegnata dalla presenza pregnante e costante della Confraternita dei Bianchi e dei suoi adepti, i quali hanno realizzato e gestito in uno dei più rilevanti complessi monumentali della cittadina, quello che è stato il civico ospedale sino alla metà del XX secolo.

 

Insieme alla gestione dell'ospedale per i poveri infermi la Compagnia, in qualche anno tra il 1617 e il 1678 (vedi sempre il volume di Lisotta citato) cominciò ad organizzare e dirigere una celebrazione del Venerdì Santo, coinvolgendo le altre confraternite "Bianche" e facendola diventare una delle più importanti, se non la più importante in assoluto, celebrazione religiosa per tutta la comunità cittadina: "perché riesce di molta compunzione al popolo ed è così tenera e pia che non vi ha chi non pianga in veduta d'un Dio ed uomo crocefisso e portato al sepolcro per amor dell'uomo".

 

Tra la fine del XIX e la metà del XX secolo la Compagnia ha subito un pauroso depauperamento del patrimonio e dei redditi: l'attività di assistenza ospedaliera si è andata via via estinguendo fino a cessare completamente con l'attivazione del nuovo complesso ospedaliero e l'istituzione del servizio sanitario nazionale.

 

Ma non solo il patrimonio e le rendite sono andati assottigliandosi: l'emigrazione ha ridotto il numero dei confrati e la loro presenza nel paese (se ne ritrovano distribuiti ormai in tutti i cinque continenti o quasi), e negli ultimi cinquanta anni la Confraternita ha finito per occuparsi solo dell'organizzazione dei riti della Settimana Santa a Corleone.

Il Vecchio Ospedale dei Bianchi, che costituisce uno dei più rilevanti complessi monumentali della cittadina, ha perso ormai da tempo ogni funzione sanitaria ed è stato oggetto di saccheggi e furti rilevanti (da ultimo lo splendido pavimento in maioliche settecentesche della cappella dell'oratorio), ma fortunatamente parte del patrimonio storico ed artistico è stato salvato grazie all'impegno di alcuni confrati e di istituzioni pubbliche e private, affidando la custodia ad altri Enti.


Proprio quest'anno sono "finalmente" iniziate, a seguito di una rilevante opera di sensibilizzazione da parte del Rotary Club Corleone, grazie alla sinergia tra Stato, Comune, Confraternita e Diocesi, rilevanti opere di recupero dell'intero complesso finalizzate alla sua salvaguardia ed alla destinazione oltre che alla vita della confraternita ed all'ecclesia, a scopi "socio-culturali".

Quando sembrava di essere arrivati ad un passo dalla estinzione della Confraternita, un sussulto di "carità di patria" ha determinato un impegno rinnovato dei vecchi confrati ancora presenti nel territorio, ma soprattutto l'arrivo di nuovi, giovani e motivati, confrati impegnati tutti, i vecchi e i giovani, a ricercare per la Confraternita ruoli e funzioni adeguati ai tempi che viviamo, alle necessità ed alle attese della comunità corleonese, a partire dalla salvaguardia delle fondanti tradizioni.