La Compagnia Bianca del Soccorso


Maria SS. Del Carmelo

 

La Compagnia bianca del Soccorso di Corleone nacque nel gennaio del 1618, per l'esattezza e per le carte il 30 gennaio. Ma ha un'antenata molto più antica ed una culla certa: il convento degli Agostiniani. 

 

I frati erano arrivati in paese forse con il ritorno della politica favorevole alla croce dopo la dominazione della mezza luna. Vivevano in un eremo in contrada Nocille e per sbrigare i loro affari in paese, avevano un punto d'appoggio più vicino, anche se sempre fuori le mura: la chiesa di San Leonardo al borgo. Intorno al Trecento si ritirarono dentro le mura e costruirono la loro chiesa e la loro casa, che assunsero presto grande importanza e diedero nome al nascente quartiere. Nel Seicento allargarono poi il convento e costruirono il chiostro con l'acquisto della vecchia chiesa di San Leoluca.

 

La chiesa degli agostiniani ebbe prerogative parrocchiali fin dal 1596 e divenne un punto di riferimento importante per il paese, anche perché, come tante altre, era anche destinata alla tumulazione dei defunti. Allora, anche morire era un grosso problema. Non per niente tutte le confraternite nate tra il Cinquecento e il Seicento, tra i principali obiettivi "terreni" avevano quello di assicurare un minimo di assistenza ed una sepoltura ai "fratelli". Neanche i confrati del Soccorso sfuggirono a questa regola, come si vedrà.

 

Tra le aggregazioni laiche sorte attorno al polo agostiniano, ci fu sicuramente anche una precedente confraternita della cintura, in memoria della quale fu forse realizzata la cappelluccia sulla facciata del convento, oggi in restauro. Queste associazioni religiose erano nate a cominciare dalla fine del Quattrocento, sempre nell'ambito dei figli di Sant'Agostino. Questi confrati portavano una cintura nera in segno di penitenza e in memoria del passo del vangelo (Luca - 12, 35) che esortava ad essere sempre pronti alla chiamata con la cintura ai fianchi e la lucerna accesa.

 

Gli eredi di questa confraternita, quando decisero di costituirsi in compagnia bianca, si indirizzarono naturalmente agli agostiniani. Era il gennaio 1618: Nicola Amore, Battista Briganti, Vincenzo Dabrignano, Vincenzo Xaxa, Andrea Andizoni, Augusto Mundo, Antonino De Simone, Andrea Quaglino, Paolo Bac, Francesco lo Greco e Michele Viatolino incontrarono il priore don Damiano Catania per illustrare il loro progetto. Chiesero ospitalità, una sepoltura per i confrati in chiesa e un oratorio nel quale riunirsi per gli esercizi spirituali. Il 30 gennaio, dopo l'approvazione dei superiori, furono messi nero su bianco diritti e doveri e nacque ufficialmente la compagnia bianca del Soccorso.
Ai confrati vennero concessi la sepoltura, il patronato della cappella della Madonna del Soccorso e una stanza dentro il convento da adibire ad oratorio. La stanza era pavimentata ed abitabile, ma nero su bianco fu messo anche l'obbligo per i confrati di abbellirla. Mai impegno fu meglio rispettato: quell'oratorio, affrescato nel 1759 dal pittore don Santo Governali, salvato in extremis dall'ignoranza e dalla distruzione sul finire del Novecento, è oggi uno dei più importanti gioielli che Corleone possa vantare.
L'abito di compagnia prevedeva, sul sacco bianco, una cintura di pelle nera in memoria della vecchia confraternita, una mantella nera e, per i più anziani, un gilet color nocciola chiarissimo. Tra gli altri obblighi, i confrati avevano quello di custodire e provvedere alla cera per la cappella della Madonna del Soccorso e di partecipare, la quarta domenica di ogni mese, alla processione della Cintura, che certamente si svolgeva dentro il convento ed alla quale partecipavano tutti i frati.

 

Nonuccio Anselmo


In seguito all'accordo tra la Compagnia dell'Ospedale e le altre confraternite bianche, anche quella del Soccorso per diversi secoli partecipò ai riti della Passione il giovedì e venerdì santo. Era rimasta l'ultima funzione dopo la dipartita dei frati e la chiusura del convento.

La confraternita morì di consunzione, senza nessuno che ne stilasse neanche il certificato di morte, nei primi anni Sessanta del Novecento ed è stato necessario quasi mezzo secolo per farla risorgere. I nuovi confrati hanno vestito il tradizionale abito, con qualche modifica alla mantella, domenica 29 marzo 2009 nella chiesa di Sant'Agostino, dove riprenderanno la funzione di "custodi" del loro antico Coretto